Ingegneria e Filosofia della Conoscenza

Utility per districarsi dagli imbrogli dei politici

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Utente: FRANKRAMSEY
Nome: Giuseppe Plumpton
Esperto di scelte in condizioni di incertezza.

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sabato, 07 febbraio 2009

Quello che non è stato detto sul caso Englaro

Per capire occorre partire da quello che è probabilmente lo svolgimento dei fatti.
Questo potrebbe chiarire e dirimere ogni problema assegnando a tutti gli attori le loro specifiche azioni nel vero e nel falso.
Innanzi tutto non è vero quanto si è detto che la magistratura abbia legiferato dove non c’è legge. Quando si procede ad una istanza presso un organo esecutivo come il Tribunale si fa una richiesta motivata allegando la documentazione che prova che la richiesta è legittima. Nel caso in esame il padre dovrebbe aver chiesto, allegando perizie e cartelle cliniche , di sospendere quello che riteneva un accanimento terapeutico.
Il giudice ha operato secondo le procedure previste e ha accolto l’istanza in base alle perizie mediche presentate o su di quelle di un perito medico di fiducia del Tribunale.
In tutti e due i casi ha ricevuto l’informazione tecnica che si trattava di accanimento terapeutico.
In queste condizioni se avesse rigettato l’istanza, avrebbe violato dei precisi doveri di ufficio e avrebbe rischiato, al limite, anche un provvedimento disciplinare in quanto non avrebbe utilizzato il parere di un esperto nel formare la propria opinione, anzi si sarebbe sostituito a questi. Pertanto tutti gli organi giudiziari di verifica e controllo fino alla Corte di Cassazione hanno rigettato qualsiasi ricorso in quanto sarebbe stato in contrasto con la procedura.
Infatti il problema non è giuridico, è solo tecnico.
A riprova di ciò si è visto in televisione un medico che ha affermato che siccome l’alimentazione e l’idratazione erano state determinate da un atto chirurgico queste si dovevano ritenere azioni terapeutiche.
Se i periti hanno fornito queste indicazioni al Tribunale è chiaro che le conseguenze sono state l’accoglimento dell’istanza della eliminazione dell’accanimento terapeutico anche in base ad una dichiarazione (probabilmente giurata) del padre e/o di altri che affermavano di aver ricevuto, in modo inequivocabile, la richiesta in termini dalla persona non più in grado di esprimersi.
Le mie perplessità sono di carattere logico. Infatti si è stabilita la regola medica:
un’azione chirurgica determina automaticamente una attività terapeutica anche quando l’azione chirurgica è terminata ed anche se questa azione ha lo scopo di ripristinare funzioni basilari dell’organismo umano come il mangiare e bere.
Non mi sento di sfottere l’intelligenza di chi legge sulle conseguenze di tale regola, anche se stabilita da luminari della medicina.
Si è, in altri termini, stabilito che l’azione chirurgica (e quindi la terapia) permane oltre il termine dell’operazione fino alla rimozione degli eventuali apparati protesici installati.
A questo punto ci si domanderà se chi ha eseguito la perizia è in buona fede o meno. Su questo punto dobbiamo ritenere, visto che è stata accolta dal Tribunale, la totale buona fede anche se si è modificato il significato delle parole e persino il vocabolario della lingua italiana.
Ma quello che si è verificato dopo ci ha lasciato perplessi. In primo luogo la “sinistra” che ha sostenuto questa decisione in termini politici. In secondo luogo pare che si sia costituita allo scopo una società che ha effettuato la prestazione in una struttura che non disponeva del personale in grado di eseguire la sentenza del Tribunale.
Non ci stupisce la battaglia dei radicali che fanno dell’eutanasia una loro bandiera, quello che ci lascia perplessi è che intorno a questo caso si siano create subito delle strutture pronte a fare, probabilmente a pagamento, l’operazione.
Cosa se ne può concludere?
Si è utilizzato il sistema giudiziario per introdurre surrettiziamente una prima eutanasia sfruttando i percorsi normali di un ente esecutivo che non si è potuto esimere dal funzionare secondo le sue leggi costituzionalmente stabilite.
A questo punto ci si attende il prossimo passo che è quello di far passare per volontà del paziente di morire per liberarsi di quanti sono inutili o sono divenuti un peso per la società, utilizzando strutture che possano lucrare su questo business. In questa linea è comprensibile l’azione dei radicali, ma non è ammissibile quella della sinistra in quanto offre ai lavoratori un grandioso futuro:
quando non servirete più come lavoratori o come consumatori vi facciamo morire di una dolce morte dopo avervi convinti che è, per voi, la cosa migliore piuttosto che penare in un mondo che non vi vuole perché poveri, indifesi e magari malati.
Comunque la deriva culturale è iniziata e si è installata presso di noi: si sta andando verso una società in cui tutto ha un prezzo, anche la vita.
Bisogna dire che la Chiesa Cattolica è rimasta l’ultima a richiamare una delle basi della nostra Costituzione: l’inviolabilità del diritto alla vita che non può essere un oggetto di transazioni micro o macro economiche.
postato da: FRANKRAMSEY alle ore 10:15 | link | commenti (2)
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venerdì, 19 dicembre 2008

Garattini e la disinformazione scientifica

Segnalo un articolo di Silvio Garattini su Corriere della Sera del 18 dicembre u.s. come esempio di disinformazione a mezzo stampa di una persona che, essendo nel campo della ricerca e dell’uso della scienza medica, evidentemente esprime un parere che ha scopi reconditi non espressi,ma molto chiari se si legge bene il testo.
Si accusa il Vaticano di oscurantismo scientifico e di essere un ostacolo politico allo sviluppo della scienza medica nel campo della medicina e delle cure di malattie gravemente invalidanti e mortali.
La tesi è che il Vaticano esercita un’azione politica attiva di ostacolo nell’uso delle cellule staminali da embrione. Secondo Garattini occorre promuovere questa ricerca per ampliare il campo delle possibilità offerte dalle cellule staminali adulte e permettere la cura di quelle malattie.
Non dice che il Vaticano non è in grado di fare leggi, tant’è vero che la nostra Repubblica si è dotata di una legislazione in contrasto con la morale cattolica in campi come l’aborto ed il divorzio. Che queste leggi siano un progresso o un regresso rispetto alla morale dei nostri padri non è possibile dirlo. Di certo ci risulta, dai dati ISTAT, che la popolazione massima attesa prima della legge sull’aborto era molto superiore a quella che attendiamo adesso e che siamo prossimi alla riduzione della popolazione e quindi ad un periodo di ripiegamento e di invecchiamento che rende il nostro Paese vulnerabile alla globalizzazione.
Il Garattini non fa l’affermazione più importante che è alla base delle sue tesi e cioè che per questi radicali la vita umana può essere considerata una merce, non ha un valore in sé e quindi se ne può fare un uso spregiudicato in particolare se uno “scienziato” ritiene che questo possa portare ad incrementare il fatturato di una multinazionale.
Non dice un fatto importantissimo e che è sicuramente a sua conoscenza e cioè che da più di 10 anni i soldi spesi per la ricerca per le cellule staminali embrionali non hanno condotto a nessun risultato nemmeno vagamente utilizzabile non solo per le cure di cui parla, ma neppure per risolvere un’influenza o un raffreddore. Viceversa i pochi soldi spesi per le staminali adulte hanno già portato a cure di alcune malattie genetiche. Ed il fatto che solo le staminali adulte funzionano è noto a tutti gli esperti scientifici di genetica.
E’ chiaro quindi che non si tratta di una questione di oscurantismo religioso, ma di ben altro che viene rinfacciato al Vaticano.
Si tratta di voler inserire principi legislativi che introducono il concetto: che la vita si può acquistare o vendere; se si hanno i soldi si sopravvive altrimenti si muore; che la morale si aggiorna secondo le necessità politiche o dei ricercatori.
In sostanza la posizione di Garattini è chiara anche se espressa con presunzione e arroganza. Il modello di società da questi immaginato è di un futuro in cui la gente deve lavorare per avere i soldi da spendere per pagarsi la vita a spese di chi non si può difendere o di chi non ha denaro. Si introduce così surrettiziamente il principio che si può vendere la vita di una persona se un’altra se la può comprare. Infatti è molto debole il concetto che le cellule staminali embrionali possono incrementare l’area della ricerca, visto che dopo tutto questo tempo non ci si è riusciti. Si pretende che la Chiesa Cattolica rinunci al principio di difesa totale e assoluta della vita di ognuno e passi a difendere il business delle multinazionali.
Si tratta di un articolo che esprime tutta la miseria intellettuale ed umana dell’estensore, la prepotenza e l’arroganza con cui questi si presenta sperando di fare fessi i lettori.
Grazie tante, ma non ci caschiamo.
mercoledì, 19 novembre 2008

Le banche hanno creato la crisi finanziaria e adesso l’alimentano

Di fronte alla modestia degli interventi dei governi europei per superare la crisi ci si domanda perché l’Unione Europea, sempre pronta a mettere il naso dappertutto e perfino nel confezionamento delle mozzarelle, non effettua quelle azioni necessarie per contenere la crisi per far riprendere lo sviluppo.
La BCE e le banche centrali nazionali hanno messo a disposizione fondi illimitati per le banche affinché facciano fronte alle richieste di credito, visto che i prestiti interbancari sono diventati rari e carissimi. A questo proposito basta osservare che il calo dei tassi ufficiali non si ripercuote sui tassi alla clientela, anzi si è consolidata una divergenza tra queste riduzioni dei tassi delle banche centrali e i tassi effettivi praticati dagli istituti di credito anche per un appesantimento degli spread (differenza tra costo della provvista e tasso finale al cliente: ovvero margine della banca).
Si potrebbe attribuire questo comportamento a mancanza di liquidità sui mercati.
Ma questo non risulta dai dati reali, perlomeno in Italia, consultando il bollettino della banca d’Italia di ottobre.
Così dice Bankitalia:
La crescita della raccolta bancaria sull’interno è salita al 12,6 per cento in agosto, prevalentemente negli strumenti meno liquidi: obbligazioni, pronti contro termine e depositi a tempo. L’indebitamento verso l’estero continua a rallentare
Come si può vedere dalla tabella le provviste bancarie sono in crescita, con aumento dei fondi nazionali e riduzione della provvista estera.
tabella_provvista_ottobre_2008
 
Inoltre, come già detto, la Banca d’Italia ha garantito alle banche fondi illimitati per i finanziamenti alla clientela.
Allora perché le banche hanno ridotto i prestiti alle imprese e alle famiglie?
Infatti così dice BANKITALIA:
Le banche italiane intervistate nell’ambito dell’Indagine trimestrale sul credito bancario nell’area
dell’euro (Bank Lending Survey) per il secondo trimestre del 2008 hanno ancora una volta indicato di avere operato una moderata restrizione dei criteri utilizzati per l’approvazione di prestiti alle imprese, come nelle tre precedenti rilevazioni. L’irrigidimento è stato di maggiore intensità per le operazioni a lungo termine e per quelle a favore delle imprese di grandi dimensioni e ha riflesso prevalentemente il deterioramento del quadro economico e il persistere delle tensioni finanziarie. Per la prima volta dall’inizio della crisi, la maggiore prudenza delle banche intervistate si è riflessa in modo sostanziale anche in un accorciamento delle scadenze dei finanziamenti e nell’adozione di particolari clausole contrattuali volte al contenimento del rischio. Le banche hanno registrato un rallentamento della domanda di credito da parte delle imprese, in particolare delle più piccole. Per il terzo trimestre gli istituti intervistati hanno dichiarato di attendersi un nuovo contenuto irrigidimento delle politiche di offerta dei finanziamenti alle imprese e un ritmo di espansione della domanda invariato.
E’ semplice, lo dice sempre BANKITALIA:
Il forte aumento dell’incertezza ha determinato anche una contrazione degli scambi sul mercato interbancario, un incremento dei differenziali tra i tassi interbancari e quelli di riferimento fissati dalle autorità monetarie e una crescita dei depositi overnight presso la Banca centrale europea. Le tensioni sono proseguite anche nei primi giorni di ottobre, nonostante la riduzione concertata dei tassi di interesse da parte delle autorità monetarie e le cospicue immissioni di liquidità nel sistema.
Cioè la raccolta interna viene utilizzata per operazioni di deposito presso la banca centrale che remunera questi depositi ad un tasso inferiore all’euribor, ma considerato adeguato perché senza rischio.
Quali sono le conseguenze?
Calano gli impieghi per i settori produttivi per via diretta (finanziamenti alle imprese) e indiretta (credito al consumo) e cresce la moneta circolante per il pagamento di interessi tra le banche senza che ci siano sottostanti transazioni materiali o immateriali.
Le conseguenze sono l’aggravamento della crisi per creazione di altra moneta falsa.
Non solo, i fondi messi a disposizione dei governi o sono inutilizzati o vanno ad alimentare questa nuova speculazione.
Se le cose continuano così potremo cantare il dies irae al libero mercato ed al liberismo.
Qualcuno sarà molto contento, non i comunisti, come si potrebbe pensare, ma gli speculatori che guadagneranno cifre favolose dal prossimo aggravamento della crisi.
Bankitalia, di fronte a questa situazione anomala, non mette in campo azioni di dissuasione e contrasto perché è un organismo privato di proprietà proprio delle banche che stanno facendo questa politica di avvitamento e stallo per l’economia reale. Se fosse stata di proprietà dello Stato avrebbe perlomeno potuto stigmatizzare il comportamento delle banche. Invece ora si limita notaristicamente a prendere atto della situazione senza neppure suggerire correzioni.
Questa è un’ulteriore conferma che i politici, con l’accordo di Maastricht, hanno delegato i loro compiti al sistema finanziario e non sono in grado di evitare il collasso prossimo venturo neppure di fronte a storture di queste dimensioni.
Eppure sarebbe molto facile intervenire con strumenti collaudati e di semplice applicazione. Ricordiamo che il sistema Jeremie, messo a disposizione delle piccole e medie imprese per programmi di investimento con collegato un fondo di garanzia stenta a decollare perché i nostri politici regionali (quasi tutti di centro sinistra) a cui spetta la stipula della convenzione non si muovono per evitare che il governo (di destra) possa averne un vantaggio. E’ proprio il caso dell’adagio: tagliarsi i c… per fare dispetto alla moglie.
domenica, 19 ottobre 2008

Meno male che hanno perso le elezioni, ci siamo salvati

Le proposte di Veltroni per il pacchetto di stabilità del sistema creditizio sono assurde, inconcepibili, errate e non coerenti con la situazione economica attuale e con la recente politica della cosiddetta sinistra.

WELTRONI OTT 27StorioneE vediamo in dettaglio. Naturalmente i primi due punti riguardano quello che sta più a cuore a questi politicanti: il potere e la gestione del denaro pubblico:

1. Previsione di parere obbligatorio vincolante a maggioranza qualificata da parte delle Commissioni Finanze di Camera e Senato per tutti i provvedimenti attuativi delle disposizioni contenute nei decreti legge 155/08 e 157/08.

2. Istituzione di un comitato ad hoc per l'attuazione delle misure previste nei decreti 155/08 e 157/08. Il comitato, presieduto dal Ministro dell'Economia, e' composto dal Governatore della Banca d'Italia, dal Presidente della Consob, e due componenti aventi requisiti di elevata professionalita' ed assenza di conflitti di interesse, nominati dai presidenti di Camera e Senato.

Non è il fatto di aver perso le elezioni che secca al PD, il problema è di aver perso il controllo del potere e delle risorse economiche pubbliche e quindi la possibilità di avere amicizie basate sui soldi di Pantalone.

Quindi non si smentiscono: il punto 1 e 2 sono una richiesta di poter avere un potere all’interno di stanziamenti consistenti per evitare il collasso del sistema creditizio. Se si parla di soldi  il PD non vuole essere tagliato fuori, anzi ne vuole il controllo.

Un grande uomo politico avrebbe affrontato la questione ponendosi il problema di come evitare che la situazione precipiti e come  eliminare le cause del problema.

Ma da questi politici attaccati al potere e basta non ci si può attendere nulla di più di richieste che al cittadino danno solo fastidio perché dimostrano l’inconsistenza dell’opposizione sempre pronta a fare comunella con la maggioranza se gli concedono le briciole di quel potere che ne rappresentano il solo mezzo di sopravvivenza.

 

PER LE FAMIGLIE:.

 3. A partire da Dicembre 2008, in corrispondenza del pagamento della 13-esima mensilita', riduzione delle imposte sui redditi da lavoro e da pensione per un importo medio di 400 euro all'anno attraverso l'aumento delle detrazioni. L'intervento, da prevedere nel Disegno di Legge Finanziaria, implica una rimodulazione del percorso di raggiungimento del pareggio del bilancio delle pubbliche amministrazioni.

prodiMi deve spiegare il PD perché fa una proposta di questo tipo quando solo ad Aprile del 2007 la sinistra ha firmato un protocollo con la Comunità Europea che esclude la possibilità di prendere questa iniziativa. A meno che non si tassino le imprese e altri contribuenti per compensare l’effetto di questo sgravio. Quindi con la possibilità di agire in modo imprevedibile sulla tenuta del sistema economico.

Comunque questo punto serve solo ad avere consenso, ma, se fosse al governo, non verrebbe attuato stante la politica contro le famiglie ed i lavoratori che hanno sempre tenuto.

4. In considerazione della decisione della BCE di offrire rifinanziamento illimitato al 3,75% alle banche dell'area Euro, sostituzione dell'Euribor (oltre il 5% la media al 15/10/08) con il tasso applicato dalla BCE al rifinanziamento delle banche quale tasso di riferimento per il calcolo delle rate dei mutui a tasso variabile contratti per l'acquisto dell'abitazione di residenza.

Questa è una proposta che mostra la totale ignoranza dei meccanismi bancari del PD.

L’Euribor è il tasso con cui le banche si prestano i soldi. Ed è inferiore al tasso reale perché non comprende le commissioni dei prestiti interbancari. Il costo di questo denaro è dato dal mercato: in questo momento è elevato perché le banche non si fidano a prestarsi i soldi tra loro.

Pertanto questa proposta significa che le banche dovrebbero farsi prestare i soldi solo da Bankitalia. Ma non è possibile perché, sempre per gli accordi sciagurati di Maastricht, Bankitalia non avrebbe le risorse per farlo.

5. Accesso dei piccoli risparmiatori possessori di obbligazioni o polizze index linked inesigibili alle tutele previste per i risparmiatori Parmalat, Cirio, ecc. PER LE MICRO, PICCOLE E MEDIE IMPRESE:.

Questa deve essere spiegata. Sembra che se qualcuno ha speculato male o è stato tratto in inganno da venditori spregiudicati lo Stato debba farsene carico

 

6. Concessione ai Confidi dell'artigianato, del commercio e dell'industria della garanzia dello Stato per i crediti in essere e per i crediti concessi, fino al 30/06/09, alle micro, piccole e medie imprese. Istituzione ed avvio, entro il 30/06/09 di un fondo interbancario di garanzia dei crediti concessi alle micro, piccole e medie imprese. In tale quadro, sollecitare le banche a sospendere le richieste di rientro alle micro, piccole e medie imprese. In assenza di escussione delle garanzie, l'intervento non determina riflessi sui saldi di finanza pubblica.

In altre parole dare una mano a chi si ricorda della possibilità di garantirsi solo quando la situazione è sfuggita di mano perché prima ha voluto risparmiare i soldi della garanzia. Che così ora sarebbe a carico dello Stato. Sollecitare la Banche è puro velleitarismo. O si danno obblighi, visto che sono enti privati, o questo non serve a nulla.

7. Accelerazione dei pagamenti dovuti dalle pubbliche amministrazioni alle micro, piccole e medie imprese, fissando un limite inderogabile di 60 giorni.

Questo sarebbe bello: ma se per legge i pagamenti tra privati non possono superare i 60 giorni, perché con gli enti pubblici possono arrivare anche oltre i 365 giorni? Dove erano quando si facevano le leggi sulle dilazioni di pagamento?

Ricordiamo poi che le dilazioni di pagamento della pubblica amministrazione sono conseguenza della necessità di tenere sotto controllo il deficit (sempre per Maastricht) addebitando alle imprese il relativo costo.

8. Previsione di una soglia di credito alle micro, piccole e medie imprese (ad esempio, per il 2008, almeno la media dell'ammontare concesso nel biennio 2006-07) per l'accesso delle banche agli interventi previsti nei DL 155/08 e 157/08. PER I LAVORATORI A RISCHIO DI DISOCCUPAZIONE:.

Non capisco cosa sia una soglia di credito: non sono termini specialistici del settore. E, di conseguenza, non se ne capisce il senso.

Fare proposte incomprensibili fa sempre pensare male.

 

9. Estensione in via straordinaria e temporanea, previa valutazione del Ministero del Welfare, dell'accesso agli ammortizzatori sociali ai lavoratori colpiti dalla crisi e sprovvisti di copertura assicurativa. PER LO SVILUPPO:.

Ma questo lo doveva fare Prodi, nel programma della sinistra. Non ha potuto per i limiti di bilancio dovuti all’accordo di Aprile 2007 (fatto proprio da Prodi) contro i lavoratori e le loro famiglie.

10. Ripristino della piena operativita' del credito d'imposta per gli investimenti delle imprese nel Mezzogiorno.

E come dare l’aspirina per curare la polmonite

11. Ripristino, attraverso il ricorso temporaneo ad un anticipo da parte di Cassa Depositi e Prestiti (ex art. 78, c. 8 del DL 112/08), delle risorse per gli investimenti tagliate dai recenti interventi di finanza pubblica.

Naturalmente Veltroni pensa che la Cassa Depositi e Prestiti sia un posto dove si trovano i soldi e che da qui si possano prelevare a volontà. E’ imbarazzante spiegare perché non è così.

12. Sostenere un piano straordinario di investimenti in infrastrutture di interesse europeo (per l'energia, per la mobilita') da finanziare attraverso l'emissione di Eurobonds come proposto da Delors negli anni '90.

E’ il solito errore dei politici arroganti e senza preparazione economica. Non si può ricorrere all’indebitamento pubblico per fare investimenti. Stiamo pagando questa politica folle dal 1982 e non riusciamo ad uscire dall’indebitamento pubblico già adesso.

E Veltroni propone di continuare con questa politica di incravattamento dello Stato.

Così finita la crisi le banche e le istituzioni finanziarie potranno ancora dettare legge sui governi in quanto li controllano tramite il debito pubblico. E’ come se degli usurati decidessero di soccorrere l’usuraio per poi poter continuare a pagare sempre più alti tassi usurari.

Meno male che non hanno vinto le elezioni. Con queste idee ci mandavano subito nel fosso.

 

martedì, 14 ottobre 2008

Chi pagherà gli effetti di questa crisi economica?

Di fronte a stanziamenti di migliaia di miliardi di euro per fronteggiare la crisi economica molti si chiedono; chi pagherà?
La risposta, allo stato attuale, è impossibile. E’ certo, però, che se non si faranno azioni decisive per eliminare le cause del disastro, come al solito, a pagare saranno le parti sociali più deboli e meno garantite.
Per capire cosa è successo occorre fare alcune considerazioni preliminari e cercherò di illustrare le cause del disastro in modo semplice.
Una premessa: il valore della moneta dipende dalle transazioni che si effettuano con quella moneta. Se il valore delle transazioni è superiore al valore nominale della moneta la moneta si apprezza, se è inferiore la moneta si deprezza e si ha quindi inflazione.
Come è noto gli stati nazionali hanno delegato da almeno 15 anni l’attività politica ad enti finanziari più o meno spregiudicati come le banche, le banche d’affari, gli intermediari finanziari.
Questi hanno generato una crescita nominale dell’economia utilizzando solo strumenti finanziari.
Gli strumenti finanziari sono oggetti che non producono in sé ricchezza o povertà in quanto la loro gestione comporta un prenditore che paga ed un venditore che incassa senza che ci sia necessariamente una sottostante transazione legata all’economia reale e con un vantaggio economico per l’uno o per l’altro, ma con somma zero in quanto la finanza nulla crea direttamente.
Ad esempio se una banca ha il 20% di insoluti sui mutui e ne cartolarizza il 50% ad una finanziaria ad un prezzo di vendita del 60% del valore nominale e con il ricavato effettua nuovi prestiti, non c’è sottostante una produzione di beni o servizi che incrementano la ricchezza e aumentando il prodotto interno lordo. Per lo Stato esiste un aumento della ricchezza perché l’operazione è soggetta a tassazione, ma l’effetto sull’economia reale può essere negativo se la banca cedente continua a fare prestiti in modo avventato ed utilizza la nuova liquidità derivante dalla cartolarizzazione per fare nuovi insoluti al 20%.
Come è noto la quota di carta moneta controllata dalla BCE è pari all’8% del totale. Il resto è moneta immateriale creata dalle banche e dalle istituzioni finanziarie. Il livello di creazione di moneta per queste è praticamente illimitato (fino a 50 volte i depositi) mentre gli stati nazionali non possono, in base agli accordi di Maastricht, fare moneta oltre il 3% del deficit di bilancio. Se c’è eccesso di spesa rispetto agli introiti (tasse in questo caso) lo Stato deve indebitarsi verso banche e istituzioni finanziarie. In questo modo si crea la spirale perversa che vede lo Stato che per funzionare ha bisogno di prelevare dal sistema produttivo tasse di sempre maggior importo e, per l’impossibilità di prelevare quanto serve, è costretto ad indebitarsi. In questo modo si è creata la dipendenza degli stati nazionali dal sistema finanziario. L’espressione di tutto ciò è la BCE organo burocratico di controllo dell’economia dell’Europa che ha lasciato mano libera alle banche ed alle istituzioni finanziarie di operare senza regole.
Naturalmente tutto ciò è stato rappresentato da precise scelte politiche: ad esempio l’incremento delle tasse e della spesa pubblica del breve governo Prodi è strettamente legato alla dipendenza dello Stato dalle decisioni della BCE. La finanziaria 2008-2009, per ammissione dello stesso ministro Tremonti, è dettata dalla BCE. La BCE è un organismo di controllo nel quale operano solo banchieri. Addirittura la Banca d’Italia, azionista per il 18% della BCE, è una banca privata per oltre il 99%.
Bisogna dire che la colpa non è delle banche o della BCE, la colpa di tutto ciò è dei politici, per noi: Andreotti, De Michelis e dell’ex governatore della banca d’Italia Carli che con la firma del trattato di Maastricht hanno delegato le banche a fare politica economica e ci hanno incravattato (voce romanesca per indicare l’usura).
Come tutti sanno se si fa eseguire un lavoro a chi non lo sa fare prima o poi si creano problemi. Così avendo ceduto la politica alle banche ci siamo trovati per 15 anni in piena euforia finanziaria. Le banche creavano moneta e la distribuivano spesso senza che ci fossero transazioni reali sottostanti.
Naturalmente all’apparir del vero tu misera cadesti. Infatti questo è andato bene per un po’, ma alla fine tutta questa moneta falsa ha creato ingorghi e sfiducia nei mercati. Ed è sopraggiunta la crisi.
In ultima analisi si tratta di una crisi da iperproduzione di moneta virtuale da parte delle banche senza che gli stati nazionali esercitassero il proprio dovere di controllo. Quindi si tratta di una crisi politica che mette sotto accusa i politici che hanno delegato le banche a fare politica.
L’elemento positivo che deriva dalla situazione è che ora i banchieri politicanti sono sotto accusa ed i politici eletti si possono riappropriare del loro mestiere e tentare di rimediare all’euforia finanziaria.
Ma le decisioni prese dagli stati nazionali sono come quattro aspirine per far calare la febbre da 39° a 37°.
Se non si interviene ad eliminare la supremazia politica delle banche la situazione tornerà per un po’ alla normalità e quindi riesploderà peggio di prima perché la malattia, l’ingordigia dei banchieri, è ancora attiva anche se sopita dalla cura sintomatica dell’aspirina = miliardi di euro di sostegno.
Comunque lo stanziamento fatto dagli stati nazionali significa, in parole povere, il passaggio dell’eccesso di moneta creata dalle banche a moneta statale. Quindi non è stato fatto nulla per evitare che la massa monetaria cresciuta a dismisura negli ultimi anni abbia una contropartita in transazioni che non siano di tipo speculativo e quindi inflazionistico.
Ora il problema è piazzare questa moneta. Se non verrà piazzata l’effetto sarà di inflazione a due o tre cifre per tutto il mondo. Infatti non è pensabile che i paesi emergenti assorbano questa massa monetaria eccedentaria come contropartita di merci fornite ai paesi occidentali sapendo che sono soldi falsi.
Occorre quindi creare occasioni di transazioni vere e non finanziarie per migliaia di miliardi di euro nel giro di pochi mesi qui in Europa.
Se il sistema produttivo, messo da una parte dalla politica monetaria degli stati europei, non cresce o addirittura viene condizionato da questa crisi il risultato sarà catastrofico perché le transazioni calerebbero mentre si è in presenza di eccesso di moneta. Quindi l’inflazione sarà la tassa che dovremo pagare per il ritorno al loro posto di comando dei politici. Ma sarebbe bene che vengano puniti quanti hanno delegato il proprio dovere istituzionale ad enti burocratici non eletti e con finalità in netto contrasto con quelle dell’interesse della maggioranza dei cittadini.
Vorrei aggiungere che è sbagliato ritenere che lo Stato per spendere debba tassare.
Le tasse, in uno stato moderno, servono solo per fare correzioni di tipo macroeconomico.
In altre parole se lo Stato per funzionare, con efficienza e senza sprechi, necessita di denaro lo deve stampare. Infatti se la spesa pubblica corrisponde a investimenti e servizi necessari e utili ha sottostanti una serie di transazioni non inflazionistiche. Se il denaro viene speso per mantenere delle Onlus di parassiti, la moneta è inflazionistica perché non corrisponde ad una transazione in beni o servizi.
Viceversa è importante tassare quei beni che determinerebbero, se utilizzati in eccesso, danni macroeconomici all’economia.
Ad esempio l’acquisto dall’estero di petrolio da stati che non danno contropartite di inport corrisponde ad una perdita macroeconomica netta. Pertanto si deve intervenire con la leva fiscale per interdire l’eccesso di importazione di questi beni, anche se a buon mercato.
E’ questo il motivo, per altro, dell’intervento dello Stato con agevolazioni, per quelle produzioni non economiche che, però, riducono perdite macroeconomiche per importazioni incontrollate.
domenica, 07 settembre 2008

Tenetevi forte, gli stranieri ci stanno spennando

Ovvero Il Paese di Cuccagna per gli immigrati

Ovvero gli italiani si chiamano tutti “Giocondo”

E’ opinione comune dei politici che gli stranieri ci servono per necessità di manodopera e, in particolare, per poter far fare i lavori che gli italiani non sono più disposti a fare.

Naturalmente per vedere se è vero basta andare sui siti istituzionali del nostro Paese: Ministero del Tesoro, Istat, ecc e verificare quanto costano alla nazione gli stranieri.

Poi si tratta di fare “il conto della serva”: spesa/numero di stranieri e troviamo quanto ciascuno costa allo Stato. Come si fa?

Prendiamo un anno di riferimento e le spese che maggiormente si possono riferire all’immigrazione: previdenza e assistenza e spesa sanitaria. Le altre, per prudenza supponiamo non siano influenzate dalla presenza degli immigrati anche se la spesa per le forze di polizia, l’istruzione, ecc sono certamente da considerare. Ma noi prendiamo solo le spese più grosse e influenzate dal numero delle persone presenti in Italia.

La spesa per previdenza e assistenza nel 2001, per la popolazione italiana di 56.996.000 unità con 1.446.697 stranieri, ammontava a 217.111 milioni di euro. Quindi la spesa per persona era di 3.714,94 euro/persona/anno

La spesa per la sanità ammontava a 78.003 euro e per persona era di euro 1.334,69.

Nel 2007 la popolazione italiana era di 59.131.287 persone. Se non fossero aumentati gli stranieri la spesa per previdenza e assistenza, considerando che a favore degli italiani le condizioni siano rimaste inalterate e, non come è di fatto, che sono peggiorate, sarebbe diventata di euro 225.043 milioni. Invece la spesa effettiva è stata di euro 270.412 milioni che dobbiamo attribuire all’incremento della popolazione straniera. Dividendo l’aumento della spesa per effetto degli stranieri (45.369 milioni di euro) per l’incremento della popolazione straniera (1.492.225 persone) si ottiene che ogni immigrato ha ricevuto per previdenza e assistenza (calcolo cautelativo e sicuramente per difetto) euro 30.403,59. Si può dire che lo Stato solo con solo questa voce ha consegnato a ciascuno straniero (che lavori o che non lavori o che delinqua) un buono stipendio da alto funzionario statale.

A questo si aggiunge la spesa per assistenza sanitaria.

La spesa senza incremento di popolazione straniera sarebbe stata di euro 80.853 milioni di euro contro la spesa effettivamente sostenuta di euro 103.494. La differenza ripartita sull’incremento di popolazione straniera determina una spesa pro capite ulteriore di euro 15.173 circa.

Questo è uno stipendio medio di un precario non alle prime armi.

In totale uno straniero riceve dallo Stato per la casa, lo studio, la previdenza, l’assistenza, le spese sanitarie mediamente 45.575,96 euro che è uno stipendio da funzionario di banca.

Mi domando dove hanno pescato la notizia che abbiamo bisogno degli extracomunitari e che senza di loro la nostra economia non può andare avanti e che, a quelle condizioni, gli italiani non farebbero i lavori che svolgono gli stranieri.

In realtà complessivamente ci costano ogni anno quanto la manovra di Amato del 1992 che ha fatto piombare il Paese in una crisi da cui non si è ancora risollevato e che tutti ricordano con rabbia.

Penso che gli italiani, se venissero pagati in questo modo farebbero volentieri i mestieri che si dice che non vogliono più fare.

Se si fa una valutazione sul reddito creato da questo aumento di immigrati la situazione si fa ancora più imbarazzante perché il PIL prodotto da quanti effettivamente lavorano è inferiore alla spesa.

Ma occorre valutare il perché i governi di questo Paese, ed in particolare il governo Prodi che è stato il maggior benefattore degli immigrati, abbiano deciso di fare una politica contro l’interesse della maggioranza operosa degli italiani, da come appare da un banale conto della serva. Non c’è da stupirsi perché Prodi e gli amici di Prodi l’hanno fatto fin dal 1982. Lo scopo è sempre stato lo stesso: fare una redistribuzione della ricchezza che penalizzi i lavoratori a favore del capitalismo più bieco.

Si assumono extracomunitari a salari da fame perché lo Stato poi li rifornisce della differenza tra il salario e il minimo di sopravvivenza, magari allungando anche un buon companatico. In questo modo si rende il lavoro una merce con un costo ridotto ai minimi termini e si carica il cittadino di tasse per mantenere una popolazione di immigrati.

questuanti

Questi sono ben informati del funzionamento del sistema e smettono subito di lavorare quando si accorgono che facendo i disoccupati guadagnano, a spese della popolazione che lavora, più di un operaio italiano e possono anche dedicarsi a traffici illeciti o ad attività più lucrose, ma illegali.

fuga_dal_lavoro

L’unica critica che avrebbe dovuto fare la sinistra al decreto sicurezza era che senza l’eliminazione di questi sprechi non si eliminavano le cause della malavita straniera.

E’ significativo che il popolo della sinistra abbia abbandonato i politici di Rifondazione e dei Comunisti italiani quando si è reso conto che operavano nella direzione di una redistribuzione del reddito a favore non della classe operaia, ma dei fannulloni e degli immigrati che, pur sfruttati dai datori di lavoro, ricevono dallo Stato un’ampia sovvenzione che è solo funzione di accumulo di ricchezza per i capitalisti e per le attività illegali.

Come rimediare? Torniamo allo slogan di Giulio II:

giulioIINoi vorressimo che li Italiani non fossero né francesi né spagnoli, e che fossero tutti italiani e loro stessero a casa sua noi alla nostra. Fuori i barbari!

Ma incominciando dai nostri politici barbari che vogliono persino dare il voto (per ora solo) alle amministrative.

martedì, 19 agosto 2008

Stranieri non gridate: “guai ai vinti”, ci siamo già arresi

La lotta ai clandestini è una battaglia di retroguardia. E’ opportuno che ci si renda conto che porre ostacoli alle invasioni barbariche che ci affliggono è inutile e impossibile.
Barbari
Infatti il problema non sono gli immigrati che ci vengono a colonizzare, ma è il degrado sociale, morale e politico che ha strappato la trama e l’ordito del tessuto della nostra società.
Solo pochi anni fa, e sembrano secoli, la nostra società era impregnata di valori, ci si confrontava sui diversi modelli di sviluppo per un miglioramento della situazione dei cittadini e dei lavoratori.
Si poteva aderire al socialismo o al comunismo che avevano una loro concezione morale dello stato e del lavoro con cui si poteva essere d’accordo o in disaccordo.
Si poteva aderire a modelli nazionalisti con le conseguenti idee sociali con cui si può essere d’accordo o in disaccordo.
Si poteva aderire a modelli che si ispiravano ad una concezione cristiana della società con i relativi modelli morali e sociali con cui si poteva essere d’accordo o in disaccordo.
Negli ultimi anni tutto questo brulicare di idee, modelli di sviluppo, movimenti culturali sono stati bruciati nel panteismo capitalistico dello stato liberista che ha ricevuto un consenso inspiegabile.
Forse si è trattato della falsa prospettiva dello slogan: fate come volete purché vi arricchiate; il liberismo significa che tutto è in vendita.
E così ci siamo venduti la famiglia, le idee nuove, lo stato, le prospettive di sviluppo per un bieco capitalismo che, in realtà ha operato contro l’interesse dei lavoratori a favore dell’arricchimento dei sistemi parassitari come il credito che ha ormai “incravattato” tutti: famiglie, comuni, provincie, regioni e stati della Comunità Europea che per l’accordo di Maastricht devono indebitarsi se vogliono spendere anche solo per funzionare.
La mancanza di regole e di ideali si è risolta nella falsa prospettiva dell’arricchimento individuale e nell’effettivo impoverimento di chi lavora e produce.
Se non ve ne siete resi conto potete fare il conto della serva calcolando la differenza di quanto costava la vita l’anno scorso a luglio e quanto costa adesso. E basta osservare che la differenza non è dovuta al caso o alla sfortuna, ma a precise scelte delle banche centrali che per non far fallire gli istituti di credito che avevano perso migliaia di miliardi hanno scelto la soluzione di fare inflazione e quindi prelevare dai salari e dai patrimoni privati le perdite del sistema finanziario.
Sono perdite dovute ad azioni sconsiderate di pura speculazione seguite da formazione di derivati riempiti di falsi titoli di credito.
In sostanza la mancanza di idee di sviluppo, di prospettive nel futuro in una società che cerca il profitto per il profitto e al più presto ci espone come facile preda ad invasori barbarici atei, materialisti o aderenti a religioni nazionaliste o con chiare connotazioni razziste (in cui cioè l’appartenenza al sodalizio è condizione per essere nel giusto).
La pretesa di aprire il mercato del lavoro alla manodopera straniera a basso costo ha avuto la funzione di ridurre la capacità contrattuale dei lavoratori nel loro complesso e nel contempo ha portato nel territorio persone provenienti spesso da culture primitive e tribali che non possono non prevalere nella struttura sociale del nostro Paese. Con un tessuto sociale distrutto dalla concezione liberista radicale che considera morale solo ciò che produce profitto privato, non possiamo durare a lungo.
Quindi addio Italia, addio alla società dei nostri padri che tanto è costata in lavoro, lacrime e sangue alle passate generazioni: siamo alle invasioni barbariche e, come accadde circa 1500 anni fa, non per colpa dei barbari che arrivano, ma per colpa del tessuto sociale inesistente come idee di sviluppo e di sopravvivenza.
martedì, 12 agosto 2008

Perché ripristinare il tribunale dell’inquisizione?

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+ Dal Vangelo secondo Matteo [Mt 14,22-33] - Vangelo della domenica 10 luglio 2008.
[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull'altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.
La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».
Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s'impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».
Sarebbe interessante osservare il racconto dal punto di vista logico - matematico.
I discepoli hanno visto Gesù fare miracoli e quindi avrebbero dovuto avere un comportamento da persone convinte, per quello che avevano sperimentato, di essere in presenza di qualcosa di ultraterreno.
Invece i comportamenti sono diversi. Appena vedono Gesù camminare sulle acque del mare agitato cosa dicono? «E’ un fantasma», cioè credono ad una manifestazione di dubbia credibilità presso tutte le culture e tutti i popoli. E quando Gesù dice: «Coraggio, sono io, non abbiate paura», Pietro reagisce in modo abbastanza infantile dicendo che vuole provare pure lui a camminare sulle acque e, comunque, non è ancora convinto di vedere Gesù.
Nel momento in cui Pietro comincia a camminare sulle acque ci si aspetterebbe un atto di fede, basato su un’esperienza di prodigio non solo visto, ma anche vissuto.
Invece dubita e comincia ad affondare. Un persona qualunque al posto di Gesù si sarebbe urtata e sarebbe portata a pensare: ma come! gli mostro un prodigio immenso come quello di superare le leggi della fisica in modo assolutamente inspiegabile umanamente e questo non mi crede!
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Al contrario Gesù gli porge al mano e lo afferra per aiutarlo e, probabilmente senza rimprovero, gli dice: «uomo di poca fede, perché hai dubitato?» E’ cioé quasi un’osservazione ovvia, perché se l’aspettava. La fede non sembra un requisito per essere discepoli.
Questo è il centro della predicazione cristiana: non è la fede che ci salva, ma l’amore verso il prossimo anche se non mostra riconoscenza per quello che di buono cerchiamo di fare per esso.
L’esclamazione degli apostoli: «Davvero tu sei il figlio di Dio!», è la fede che nasce dall’aver scoperto la verità nell’amore di Cristo e non da una valutazione di causa ed effetto per i miracoli di Gesù.
Questo concetto di fede come convinzione interiore che non viene trasferita agli altri per ragionamento è una concezione libertaria e coerente con le teorie della conoscenza.
La dimostrazione è di Ludwig Wittgenstein, fatta cioè da un logico-matematico rigoroso che non è stato contraddetto neppure da quanti hanno interesse a piegare le idee delle persone al consenso verso le proprie senza tenere conto delle peculiarità di ciascuno.
Il fatto che il mondo esterno sia inconoscibile in modo esatto (di esso abbiamo dei modelli mentali più o meno aderenti alla realtà) e che le relazioni interne sono oggettive per i soggetti che le accettano come regole, elimina nella sostanza la possibilità di fissare delle regole assolute, uguali per tutti, imposte dall'esterno come necessarie perché senza alternative in quanto logiche, sperimentali o di altra origine.
Pertanto tutto ciò che tende a costringere gli uomini a riconoscere un assoluto empirico è da considerare una violenza.
L'importanza di avere bene a mente questo elemento basilare della conoscenza, l'atemporalità delle nostre regole interne, è fondamentale per proteggerci da influssi negativi di chi vuole costringerci a fare quello che non è coerente con il nostro intrinseco essere (fuori del tempo e dello spazio).
Si deve escludere che noi abbiamo concetti giusti e gli altri abbiano concetti sbagliati.
La correlazione tra percezione ed osservazione è in sostanza il collegamento tra mondo esterno e mondo interiore che si esprime con l'elaborazione di un gioco linguistico dotato di significato.
Nella percezione si fa riferimento ad un fatto sperimentale esterno nel descrivere un oggetto; nel caso dell'osservazione l'oggetto della nostra conoscenza è un'esperienza interna.
Nell'uso normale della lingua questa distinzione potrebbe non essere evidente, ma occorre effettuare questa distinzione per rendere chiaro il concetto di esperienza esterna ed interna.
Il soggetto cioè rappresenta il mondo esterno mediante la percezione ed il mondo interno mediante l'osservazione ovvero mediante la riflessione interiore su fatti elaborati.
La descrizione è l'interazione tra mondo interno e le sue regole ed il mondo esterno a cui vengono trasmesse le relative informazioni.
L'apprendimento è connesso con le doti intrinseche dell'individuo.
La conoscenza del mondo esterno determina differenti rappresentazioni interne in funzione delle capacità di percezione. Il daltonico vede (e quindi rappresenta) diversamente e pertanto i suoi giochi linguistici sono diversi perché neppure può imparare nello stesso modo la parola daltonismo.
Ma anche senza difetti di percezione del mondo esterno se ne possono avere differenti interpretazioni. Ad esemplificazione riportiamo l'esempio di Wittgenstein:
(78.I) Sia per noi l'arancione un giallo che dà sul rosso. Per altri perfettamente normali il colore arancione potrebbe essere inteso come una transizione dal giallo al rosso. In tal caso potrebbero realizzarsi giochi linguistici per noi incomprensibili basati per esempio sul verde che dà sul rosso. In ogni caso differenti abilità derivano da differenti doti e non è possibile in generale identificare differenti doti come difetti. (Ludwig Wittgenstein – Osservazione sui colori – Einaudi. Traduzione di Mario Trinchero).
Una ricaduta importante di quanto espresso è il fatto che la religione cristiana non fa perno sulla fede, per cui non si considera l’infedele, per il fatto di non credere, un nemico o una nullità, ma su una concezione di solidarietà e amore reciproco che non è un semplice solidarismo opportunista. E’ un atteggiamento mentale di fare del bene senza aspettare che questo venga ricambiato.
Quindi non è una religione politica perché contraddice la base stessa del concetto di consenso politico: tu dai una cosa a me e io do una cosa a te. Non permette di mischiare la politica alla religione perché lo considera, nella sostanza, un sacrilegio.
Ecco dove volevo arrivare:
-        Vorrei che la Sacra Inquisizione venisse restaurata per una sola volta per scomunicare gli estensori di Famiglia Cristiana quando fanno politica, giusto o sbagliato che sia quello che scrivono.
 Sisto_V
sabato, 09 agosto 2008

Come fanno le banche a prestare i soldi che non hanno.

All’inizio del mese l’impiegato avventizio, con contratto a progetto, rinnovabile se il padrone vuole, riceve un mensile di 1000 euro.
Il datore di lavoro, per imperscrutabili motivi prodiani e vischesi, deve depositare la somma su un conto corrente intestato all’impiegato con bonifico bancario.
La banca deve mettere di questi soldi il 2% (20 euro) al bancomat per la riserva obbligatoria.
Restano 980 euro.
La banca può prestarli a che li richiede versandoli su un altro conto corrente, probabilmente di un’altra banca.
Questa seconda banca deve mettere il 2% di 980 euro al bancomat e può prestare il resto (960,4 euro) ad una terza persona.
Non c’è dubbio che le banche con questo sistema abbiano, fin ora, creato 960,4 euro di moneta.
La domanda che vi farete è: ma quanti prestiti potranno fare le banche con lo stipendio dell’impiegato avventizio a progetto, ecc, ecc?
Al massimo 50.000 euro, non perché non ne farebbero di più, ma perché questo è il limite fisico a cui possono arrivare.
Se si guarda la relazione annuale della banca d’Italia si può dire che la media della creazione della moneta è tra 19 e 20 volte il capitale depositato.
Cioè le banche si accontentano di dare in prestito solo circa 20 volte i mille euro dei sudati guadagni dell’impiegato.
Se volete la dimostrazione matematica del limite di 50 volte ve la do subito, se vi sembra complicata saltatela pure, non è essenziale.
Chiamiamo A0 lo stipendio dell’impiegato, x% la riserva obbligatoria (ora al 2%) e A1 il capitale che la banca può prestare quando viene depositato A0; Ai sarà il capitale che la banca può prestare all’iesimo passaggio del denaro nelle sue casse.
Chiamiamo {Ai} la serie derivante dai passaggi del denaro nelle banche considerando l’obbligo della riserva obbligatoria
A1=A0-x%A0
Ai=Ai-1-x%Ai-1
Verifichiamo se la serie {Ai} è convergente e, in questo caso il valore di convergenza
Si sa che A2=A1-x%A1
ma A1=A0-x%A0
Esplicitando
A1=A0(1-x%)=A0(1-x/100)=A0(100-x/100)
Sostituendo in A2 ottengo: A2=A1(1-x%)=A0(1-x%)(1-x%)
A2=(1-x/100)(1-x/100)=A0(1-x/100)2
Per induzione matematica ottengo
An=A0(1-x/100)n
Abbiamo pertanto esplicitato il termine generico della successione in funzione di A0,x e n che è la nostra variabile
Passiamo al limite delle somme
formula_1
essendo (1-x/100)<1 la serie è convergente.
Il valore di questo limite è:
formula2
formula3
  
Quindi se x=2 il valore iniziale moltiplicato per 50 è la moneta che la banca può prestare per il deposito dei mille euro.
La creazione di moneta massima è di 49.000 euro, quella che si verifica in pratica è di circa 18.000 euro, ovvero con una riserva obbligatoria del 2% si può creare fino a 49 volte moneta e le banche ora si limitano a 18 volte.
A questo punto vi domanderete, ma cosa succede se aumentano i tassi? Le banche cercheranno sempre di vendere moneta, tanto non è necessario che ne abbiano disponibilità, perché la possono creare. Quindi l’effetto è solo di aggravare il peso del debito per il debitore ed aumentare gli introiti al creditore (la banca) che comunque verrà invogliata a vendere ancora più finanziamenti perché più lucrosi.
Questo ci dice che le azioni della BCE sono state improntate ad un bieco interesse per il sistema bancario e non al controllo dell’inflazione.
Siccome la BCE fa la politica economica dei governi dobbiamo pensare che ormai lavoriamo per le banche e che siamo tutti soggetti ad una forma di usura da parte di chi effettivamente governa (la BCE)
 
In cosa dobbiamo sperare? Che il sistema salti per proprio conto in quanto è come un’infezione di Ebola, il virus muore solo per la morte della persona infettata.
Basta pensare per un momento a quei 50.000 euro dati in prestito nel caso che non tornino indietro per insolvenza del debitore.
In questo caso spariscono non solo i 1000 euro che devono essere restituiti all’impiegato, ma anche la moneta fabbricata dalle banche e che non esiste più perché non viene restituita.
Siccome la BCE non può fabbricare moneta più del deficit degli stati membri, in un caso di perdite generalizzate come quelle dei mutui subprime, le banche che sbagliano politica fallirebbero e trascinerebbero nel fallimento una fetta consistente dell’economia dell’Europa. A questo punto il sistema dell’euro non avrebbe più ragione di essere e si tornerebbe alle monete nazionali. E così finirebbe l’usura del sistema bancario sugli stati. In Italia pur pagando ogni anno 70 miliardi di euro a servizio del debito nazionale, non possiamo ridurre il debito pubblico che cresce sempre. Questo perché si è scelto di fare un debito anziché stampare moneta. Se per i deficit di bilancio degli anni ’80 si fosse stampata moneta l’effetto inflazionistico sarebbe già passato e oggi il pareggio di bilancio sarebbe un fatto positivo. Con la politica del debito anziché della stampa di moneta lo Stato non può più tornare sovrano, ma dipenderà sempre dai propri creditori  ovvero dal sistema bancario ivi inclusa la Banca d’Italia che è, come noto, diventata una banca privata.
 
 
postato da: FRANKRAMSEY alle ore 22:35 | link | commenti (1)
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lunedì, 28 luglio 2008

Paolo Savona conferma la politica inflazionistica della BCE

Ripubblico l'articolo di fondo odierno de Il Messaggero che contesta la politica inflazionista della BCE.

Non era solo un impressione, anche gli economisti cominciano a smarcarsi dai luoghi comuni sui motivi dell'inflazione.

Ed ecco il testo dell'Articolo:

Il Messaggero

Lunedì 28 Luglio 2008

Paolo Savona

Nei giorni scorsi siamo stati investiti da due importanti indicazioni in fatto di moneta europea: l'accumulo di riserve ufficiali in euro si è arrestato al 25% delle ingenti consistenze in mano alle autorità ufficiali e la crescita della quantità di moneta nella stessa valuta si è ridotta di poco, ma è sempre prossima a un saggio del 10%. Poiché il reddito reale cresce moderatamente, l'1% se andrà bene, mentre l'inflazione aumenta, si ritiene che superi il 4%, e il credito diminuisce, è lecito domandarsi dove finisce tanta moneta.
La spiegazione avanzata da tempo su queste stesse colonne è che la BCE, in barba alle sue ripetute dichiarazioni di insostenibile incompetenza sul cambio, abbia "servito" le conversioni di dollari in euro, indebitando implicitamente l'euroarea "per niente", ossia non per finanziare un eccesso di investimenti rispetto al risparmio come fanno Stati Uniti e Regno Unito. Se così fosse, la riterremo una saggia politica di attesa delle scelte sui cambi dei paesi membri, ai quali non suggeriamo di assecondare un ruolo internazionale dell'euro. Sarebbe l'ennesimo errore europeo che solo in pochi capiscono e, quei pochi, vengono tenuti fuori dalla porta dei Consigli europei che trattano questo argomento.
I conti tra domanda e offerta di moneta per ora non tornano neanche nell'euroarea, dato che le due ricordate informazioni sono in palese contraddizione. Forse torneranno in futuro, quando l'inflazione creata da un eccesso di offerta monetaria pareggerà i conti spostando il peso sulle spalle dei cittadini europei. Abbiamo già avvertito che il problema nasce economico e finisce politico. Le banche e le imprese si salveranno dalla crisi, ma la patata calda resterà nelle mani della società attraverso un minor potere di acquisto dei redditi da lavoro e una maggiore disoccupazione. Con la politica che non sa fare altro che ridistribuire il reddito senza costruire opportunità. Siamo in piena emergenza culturale.
Non resta quindi che rivolgersi alla fertile fantasia di Robert Zemeckis per un remake di "Chi ha incastrato Roger Rabbit", con la BCE nelle vesti di Jessica che si confessa "io non sono cattiva, è che mi disegnano così" e la Fed in quella del "cattivo" Marvin, della Acme Corporation, creatore di cartoni animati (subprime e derivati). Magari affidando al "detective" R.K. Maroon il compito di "dare un svegliata" a Roger Rabbit in versione UE "affinchè torni al lavoro".
Fuori metafora, non siamo tra quelli che ritengono necessario che la BCE renda pubbliche le minute delle sue riunioni, ma siamo altresì convinti che essa debba rendere pienamente conto delle sue azioni, non come si formano, ma nei loro impatti sull'economia reale e sui cambi, oltre che sull'inflazione attesa e realizzata. Ciò è tanto più urgente e importante, quanto più durerà l'assenza di un'unione politica europea espressa da organi democratici propriamente definiti. In queste condizioni non si sa da chi la BCE debba essere indipendente, assumendo in parte le sembianze di un'istituzione anarchica "di ritorno".
Noi riteniamo che la BCE sia restata incastrata tra il mismanagement monetario e finanziario degli Stati Uniti (che solo adesso comincia tenuamente a denunciare) e la mancata unione politica della comunità europea con spaccatura tra euroarea e area di altre monete europee libere di regolarsi secondo gli interessi nazionali. Eppure tutti i paesi membri beneficiano dei vantaggi del mercato comune (solo ipotetico e forse dannoso finché esistono più monete) e patiscono delle fisime fiscali valide per tutti in un mondo dove la fiducia nel futuro è più importante della stabilità del presente; ammesso che si riesca a raggiungerla e sulla quale la realtà stessa provvede a sollevare i dubbi.
Nessuno ci convincerà che Jessica e Marvin non facciano la "farfallina" e non vediamo all'orizzonte un Maroon (Sarkozy?) capace di dare una svegliata all'Europa. Viviamo un mondo dove cartoni animati e realtà si scambiano i ruoli e chi paga sono sempre le formiche, ossia il popolo industrioso e risparmiatore. Ma qui dovremmo cambiare copione, rivolgendoci ad altri ben noti autori nostrani che trattano l'argomento.